26/10/2001
Spirito italiano.
I primi racconti di Claudio Celon e Stefano Rizzi protagonisti di Amer Sports One.
Amer Sports One ha tagliato l’arrivo della prima tappa della Volvo Ocean Race conquistando un secondo posto beneaugurante per il prosieguo del giro del mondo.

E’ mezzanotte e venti del 25 ottobre e sul pontile di Cape Town una folla festosa accoglie i protagonisti che hanno attraversato due continenti in 31 giorni, 8 ore e 20 minuti. Sui loro volti i segni della fatica e della stanchezza.

“Questo è l’ultimo giro, parola mia!” Le prime parole di Stefano Rizzi al suo terzo giro del mondo dopo l’esperienza con Brooksfield nel ’93 e del catamarano Club Med in The Race terminato pochi mesi fa, tradiscono la sua grinta proverbiale.

“Le ultime miglia di bolina con 35 nodi di vento nei denti sono state le più dure ed essere stati passati dai tedeschi (illbruck ndr) ad un giorno dall’arrivo bruciano parecchio” gli fa eco Ciccio Celon, compagno ed amico di Stefano dai tempi di Luna Rossa.

L’emozione dei primi abbracci si confonde con le domande dei giornalisti pronti a strappare le prime interviste. Mi faccio largo tra le telecamere e mi dirigo verso Stefano e Ciccio con un paio di birre e due hamburgher sapientemente preparati dai tre cuochi italiani al seguito della squadra italiana.

“Sono due giorni che io e Ciccio non dormiamo per non perdere la leadership ma è stato inutile, illbruck ha sfruttato la superiorità delle sue vele e ci ha infilati da sottovento”. Gli occhi azzurri di Stefano sembrano due ciliegie in un bicchiere di latte e dal tono della sua voce traspare un velo di amarezza.

“Noi italiani dobbiamo dimostrare di lavorare il doppio degli altri per valere quanto loro. Salire in coperta per il turno dieci minuti prima e scendere sottocoperta dieci minuti dopo.”

Ciccio nel frattempo divora un secondo hamburgher inzuppato nella sua cerata stagna. Si avvicinano Thierry ed Hervè, shore managers, con una bottiglia di champagne e finalmente un sorriso splende sul loro viso.

L’aspetto dell’equipaggio di Amer Sports One è lo specchio della fatica di queste 7.350 miglia ma l’idea di un bagno caldo e di una sana dormita tra lenzuola pulite risolleva il loro morale. Sulla barca salgono Aldo Tomasina, General Manager di Nautor Challenge e Helge Alten, CEO di Volvo Ocean Race, che consegnano a Grant Dalton il trofeo che spetta alla barca giunta seconda. Ovazione generale. Subito dopo viene mostrata a Dalton la foto della sua bambina nata solo 48 ore prima in Nuova Zelanda ed il suo viso si distende in un sorriso.

Chiedo a Stefano e Ciccio qual è il ricordo più bello della tappa ed all’unisono mi rispondono l’arrivo del Dio Nettuno. L’usanza tra i navigatori oceanici è quella di far accogliere i novizi dell’equatore dal Dio Nettuno che a bordo di Amer Sports One è impersonificato dai veterani Roger Nilson e Grant Dalton, giunto oramai al suo 38° passaggio!

“La cerimonia è stata preparata minuziosamente fin dal giorno precedente. Roger, (che oltre ad essere il navigatore è anche il medico di bordo, ndr) si è travestito con una barba finta preparata con la garza medica ed un tridente posticcio realizzato con i tessuti per riparare le vele ed insieme a Grant mi hanno iniziato”.

Ciccio mi racconta divertito delle prove che insieme agli altri quattro novizi di bordo ha dovuto sostenere: correre nudo intorno alla barca con sulle spalle il sacco del Code 0, (una delle vele più pesanti), rispondere a domande di cultura generale venendo poi ricoperto dalla colazione del mattino ad ogni risposta sbagliata ed altri piccoli scherzi che hanno divertito l’equipaggio intero per una mezza giornata.

L’equipaggio viene poi chiamato su di un palco adiacente al pontile dove viene premiato dalle autorità locali. Dopo le foto di rito giunge il momento del meritato riposo. Guardo Stefano e Ciccio allonatanarsi lentamente nelle loro cerate zuppe provando orgoglio per la loro impresa e cullando una certezza: dopo 30 notti trascorse aggrappati ad una branda il loro sonno saprà sicuramente mitigare l’amarezza per aver solo sfiorato la vittoria.

Federico Bonadeo

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