Oceano Indiano 19-01-2001
...vi giuro che mai!!
Vi giuro che mai nella mia vita mi ero messo a così dura prova come in questi due giorni di Oceano del Sud. Sto stramaledicendo sia il giorno in cuiho iniziato a fare questo sport e siatutti quelli che me l’ hanno fatto amare. Sono sincero con voi:è proprio dura. Maledettamente dura, a tal punto da non poter essere spiegata, questa situazione estrema, in alcun modo.La natura da queste parti, si scatena paurosamente econ queste barche l’inferno è ancora più accentuato, considerando la velocità che riescono a raggiungere e i movimenti convulsi che hanno. Spero vivamente che il vento giri presto in poppa e cali quanto basta, altrimentiin Nuova Zelanda arriveremo decisamente schizzati,(concedetemi il termine…) Per la cronaca, continua il match-race oceanico fra noi di Club Med e Team Adventure che accusa mediamente un distacco di 200 miglia. Inizia invece ad essere tagliato fuori dalla corsa Innovation Explorer, che si trova impantanato in una zona di alta pressione ad una velocitàmedia di soli 6 nodi. Domani (20 gennaio) potrebbe avere da noi un distacco di circa 1000 miglia, staremo a vedere. Albatros in vista semprepiùgrandi e sempre più belli,accompagnati ora da altri uccelli oceanici straordinari. Vorrei stare ancora con voi,anche per sfogarmi un po’ ma non ce la faccio, devo prepararmi per il turno in coperta.
Oceano Indiano 21-01-2001
…mi scuso!!
Mi scuso con chi abitualmente si aspetta di trovare mie notizie sul sito, ma purtroppo sono stati due giorni molto impegnativi per noi del Club Med; vedrò di recuperare oggi. Torniamo indietro di due giorni, per fortuna solo con la memoria: a bordo la tensione è visibile sul viso di tutti; vento sui 35-40 nodi, ondemolto grosse ma soprattutto tanti iceberg, addirittura avvistati14 in due turni!!! E non vi dico quanti growler (piccoli blocchi di ghiaccio), ancora più infidi e pericolosi delle montagne di ghiaccio. Insomma un quadretto per niente simpatico: quindi decidiamo saggiamente di fermare momentaneamente la nostra discesa oltre i 50 di lat. sud. La scelta paga, il giorno dopo niente iceberg e nel frattempo Team Adventure si dirige verso Cape Town a causa di gravi danni subiti alla traversa centrale. Questo ci permette di adottare finalmente una tattica conservativa, incentrata sulla sicurezza di bordo, visto e considerato che ora il nostro avversario è Innovation Explorer il quale, si trova a più di 600 miglia dietro di noi. Abbiamo navigato infatti per 24 ore con sola randa terzarolata (ridotta di superficie), con raffiche che raggiungevano i 50 nodi. Solamente questa mattina abbiamo issato lo spinnaker da tempesta, visto il repentino calo a 30 nodi del vento.Ora navighiamo veloci ma in piena sicurezza. L'acqua ha una temperatura di circa 4 gradi, l’aria qualche grado in più , ma lentamente ci stiamo adattando anche a queste condizioni. Certo avere le mani possenti di mio padre mi aiuterebbe molto, ma purtroppo la natura mi ha dotato di queste manine da "segretaria" e me le devo tenere. In questi due giorni abbiamo lottato anche noi con qualche avariapiù o meno grave, dovuta alle forti ingavonate (quando lo scafo si infila nell’onda producendo una brusco arresto dell’imbarcazione) ad alta velocità; siamo pieni di lividi per le cadute o per leonde, che anche con le cinture di sicurezza riescono a sbatacchiarci da tutte le parti.
Oceano Indiano 22-01-2001
...full metal jacket!!
Eccomi di nuovo all’attacco della tremula tastiera: ore 04:30 a.m. di bordo.La rumba dell’Oceano Indiano continua implacabile e comincio a credere che dovremo ballarla almeno fino in Nuova Zelanda Anche oggi due mani di terzarolo alla randa e la trinchetta a prua per una media oraria di circa 20-22 miglia marine. E’ incredibile come con queste barche anche senza tirare al massimo, si riescano a tenere medie giornaliere di tutto rispetto. Bene per le tabelle di marcia e record vari, un po’ meno per l’equipaggio, sottoposto ad un continuo stress nervoso, dovuto all’ansia, ai rumori molto fastidiosi e ai movimenti a volte violentissimi. Non vi dico poi l’incubo della vestizione dopo essere usciti dal sacco a pelo, ovvero: infilarsi la scaldina pesante con tutte le estremità completamente bagnate, recarsi al reparto cerate e mettersi lo "scafandro"ancora gocciolante del turno prima, infine chiudere il tutto con quella che noi chiamiamo "full metal jacket"; una cintura di sicurezza dotata di salvagente automatico e manuale, coltello, razzi fumogeni, segnalatore epirb, luce strobo e il classico gancio per assicurarsi alla barca. Se non dovesse bastare si può condire il tutto con guanti da spedizione antartica, balaclava con cover in goretex e ghette speciali per gli stivali. Spero di aver dato motivo a qualcuno di non doversi lamentare quando al mattino si deve mettere giacca e cravatta per presenziare al caldo in ufficio!!! Fermo restando il fatto, che molte volte, a mio parere, siapiù difficile andare in ufficio, in fabbrica, a scuola, ecc.che fare quello che sto facendo io. Magari in questo momento invidio io qualcuno, viceversa qualcuno invidierà me....
Per quanto riguarda la regata,conduciamo con un distacco di circa 900 miglia su Innovation. Explorer e abbiamo saputo che Team Adventure è entrato in porto a Cape Town, intenzionato, a detta dello skipper, a riparare il danno e ripartire. Lavoro che credo nella migliore delle ipotesi necessiti di circa una settimana! Per oggi credo di aver disturbato abbastanza, vado a riposare un’oretta prima del turno.
Grazie a tutti quelli che tifano Club Med e mandi come si dice dalle mie parti, in Friuli.
Oceano Indiano 23-01-2001
…svegliabaucchi!!!
Oggi per la prima volta dall’entrata all’inferno del Grande Sud, il vento è calato sotto i 30 nodi. Non vi dico il lusso a bordo, sembra di rivivere. La tastiera riesce quasi a stare ferma, si riesce a lavarsi i denti e addirittura a mangiare tutto quello che c’è nel piatto, senza involontariamente lanciarlo in tutta la cucina.Ci godiamo questi brevi momenti in attesa della terza depressione, che cercheremo di prendere in una fascia di venti non superiori ai 30 nodi. Abbiamo visto tra le altre cose che con meno onda e vento, riusciamo a tenere una media di miglia percorse, molto alta. Continua sempre la regata, ma privilegiando la massima sicurezza di equipaggio e barca, con un occhio sempre vigile però su Innovation Explorer, che per il momento non ha avuto particolari guizzi, ne di velocità ne tanto meno di tattica; vedremo più in là. Intanto gli Albatros hanno raggiunto dimensioni di piccoli alianti e abbiamo notato che quelli che ci agganciano la mattina ci scortano poi fino a sera. Scusate ma scappo,gennaker up. Ciao, ci sentiamo più tardi.
Seconda parte:
Questa è l’aggettivo che per tanti anni io e mio fratello ci siamo sentiti dire da mio padre, vuoi per una strambata sbagliata con relativa testata, vuoi per la classica botta dell’alluce sul candeliere… Tutto questo condito da mugugni e lamentele; ebbene il "vecchio" se ne usciva sempre con quella odiata parolina: Svegliabaucchi!!.
Un aggettivo che probabilmente se fosse stato a bordo ieri notte mi avrebbe ripetuto all’infinito, vi spiego: Dopo avervi lasciato in fretta e furia per issare l’assimetrico, abbiamo lottato aspramente a causa di uno scarucolamento della drizza. Decidiamo di togliere dalla prua il grande fiocco chiamato solent, per alleggerire al massimo le estremità dal momento che il vento era calato, ma in compenso, da non so dove, era uscita una strana onda di prua. Dettofatto, saltiamo in quattro sulle reti di prua per slegare il solent e portarlo verso poppa, ma purtroppo proprio nel momento in cui mi avvicino alla vela, un’onda più grossa delle altre mi fa mancare la barca da sotto i piedi di almeno due metri, altezza questa che rasento a volo libero finendo con la faccia sul bompresso. (Chiamasi bompresso trave di carbonio spigolosa e rinomata per la sua durezza). Risultato: lo zigomo destro tagliato, qualche ammacco al naso e all’occhio destro e la mandibola da assestare..... Poco male a ripensarci poteva andare molto peggio!
Direi comunque in generale, considerate le condizioni del tempo e l’area in cui ci troviamo, non sta procedendo male; probabilmente le preghiere alla Madonna di Castelmonte e alla Madonna del Boschetto, stanno producendo il loro effetto, visto e considerato che vengono rivolte direttamente da mia madre e da quella dell’amico "Ciccio" Celon, le quali dotate di poteri medianici, sembra abbiano un filo diretto con i "Piani Alti".
Grazie a loro e a tutti voi che mi seguite, ma ora è giunto il sacro e meritato momento di farsi la barba.
Oceano Indiano 24-01-2001
…che sorpresa!!!
Alba molto fresca , vento e mare sostenuti; ci troviamo nel bel mezzo del terzo sistema depressionario. La barca naviga veloce ma senza grossissimi sforzi,direi che stiamo conducendo una regata esemplare, sinonimo di compromessofra sicurezza e competitività. Controllo continuo su Innovation Explorer il quale ieri notte, perdeva ancora miglia, navigando ad una velocità di soli 13 nodi. La nostra tenuta media invece si aggira intorno ai 22-25 nodi e saggiamente appena appresa la notizia, abbiamo subito optato per diminuire il ritmo di regata. Ma la notizia del giorno, sicuramente una delle più belle sorprese, dalla partenza di The Race, è stato il collegamento in diretta telefonica con radio Montecarlo.Venti minuti prima del mio stand-by vengo svegliato di soprassalto da Ed, che nel suo perfetto inglese londinese, mi esorta a chiamare radio Montecarlo in 5 minuti;potete immaginare la mia faccia stravolta!!!
Mi metto al telefono satellitare, compongo il numero, potenza della tecnologia, mi rispondono quasi istantaneamente e mi presento. Ma che stupore quando tra le varie voci di sotto fondo, ne riconosco due molto familiari, quella di Giovanni Soldini e quella di Luca Devoti..... Si avete letto bene, Luca e Giovanni, due Italiani che hanno reso grande l’Italia della vela in tutto il mondo, due personaggi straordinari al pari delle loro imprese, che tutti sognano, ma che pochi realizzano. Le loro leggendarie avventure per mare rappresentano sicuramente un ottimo stimolo per le nuove generazioni che sognano giustamente di emulare un giorno le loro gesta sportive. E’ stata un’intervista molto simpatica conclusasicon l’invito di Giovanni a fare un giro sul suo nuovo trimarano, in costruzione in Francia. Sicuro divertimento: barca svelta, gente simpatica, come rinunciare? Ieri, mentre ero alla scotta, ho visto saltare fuori dall’acqua una bella foca, inoltre si cominciano a vedere anche parecchi pinguini. Verso sera invece la visione straordinaria di5 grosse balene. Vi saluto, ho bisogno di curarmile botte, con abbondanti pomate e vistose fasciature. Anche ieri, per chiudere in bellezza, causa una mega-ingavonata a 33 nodi, sono decollato contro la colonnina del grinder....Se continuo così torno a casa tipo ematoma vivente!
Saluti a tutti, nella speranza che anche da voi l’ inverno passi svelto.
Oceano Indiano 25-01-2001
…un trionfo!!!
Oggi,cari i miei visitatori, è stata una giornata indimenticabile. Una di quelle giornate chenell’ Oceano Indiano capitano circa tre volte l’anno. Ma andiamo per ordine. Al risveglio del mio turno la giornata si presenta bene: vento sui 20-22 nodi,grande onda lunga che culla la barca e, udite udite, un timido e pallido sole che spunta da una nebbia che ricorda i Grandi Banchi di Terranova. Potrà sembrare una visione poco rassicurante, invece per noi rappresentaquanto bastaper trasformare la barca in uno stenditoio da 400 metri quadri. Stesi al vento pezzi di ogni genere: dai calzini alle mutande, dalle cerate alle cinture di sicurezza, insomma tutto quello che si poteva. Ma il trionfo non è finito. Infatti, approfittando del turno di riposo di Grant e munito di coltello, mi sono infilato all’interno dell’albero e ho dato il primo taglio al famoso prosciutto, che nascosi il giorno prima della partenza, nell’estruso di carbonio. Purtroppo il prosciutto non ha origini friulane, non è di San Daniele come tanti pensavano, ma è un jamón Iberico, dono di uno spagnolo al nostro skipper. Naturalmente dopo 25 giorni di navigazione a liofilizzati, non vi dico che piacere abbiamo provato nell’assaporare quel gusto delicato della carne e particolare del grasso: momenti indimenticabili! E come se non bastasse per i più gaudenti, ho preparato per la cena un soffritto con cubetti di prosciutto da aggiungere al riso. Non me ne vogliano gli amici del consorzio del Prosciutto di San Daniele, (mio primo sponsor al giro d’Italia in vela), ma prometto che appena torno in primavera il ridente paesino friulano sarà sicuramente meta delle mie corse in bicicletta con relative scorpacciate del prosciutto piùbuono al mondo. In tutto questo, la fortuna ci assiste, visto e considerato che durante questa giornata di relax, abbiamo tenuto una media circa doppia di quella di Innovation Explorer, nostro arcigno inseguitore. Ora abbiamo tolto l’assimetrico per issare il solent , vela che ci permetterà di orzare e quindi sfondare il fronte che ci divide dalla quarta depressione. Domani ricomincia la rumba, ma intanto avremo già le isole Kerguelen alle spalle e come obiettivo quello di portarci sotto il continente australiano;non male come media! Per quanto riguarda Team Adventure, fermo ancora a Città del Capo (Sud Africa), le previsioni sono piuttosto negative, dal momento che due uomini non possono ripartire per problemi fisici e che altri due probabilmente demotivati, hanno deciso di abbandonare la barca( li capisco!!!). Ora Cam Lewis skipper di Team Adventure, dovrà decidere se ripartire in 10 uomini o trovare qualche sostituto, vedremo.
Direi che per oggi da bordo del velocissimo Club Med è tutto, a risentirci fra circa 24 ore, più vicini che mai alla Nuova Zelanda.
Oceano Indiano 26-01-2001
…il naufragio!!
Ventiseiesimo giorno di navigazione,siamo arrivati in un punto dell’Oceano Indiano,dove circa otto anni fa ho rischiato con l’imbarcazione Brooksfield di salutare per sempre la vita terrena. Proprio a questa longitudine ma molto più a Sud di latitudine, durante la seconda tappa della mitica Whitbread, il timone della nostra barca decise di abbandonarci, lasciandoci come ricordo un buco da mezzo metro di diametro. Situazione di concitazione e paura profondamente impressa nella mia mente, attimi in cui realizzi precisamente dove sei e cosa potrebbe succederti. La barca che si riempie di acqua a zero gradi ecomincia lentamente ad inabissarsi,mentre tu sei lì con il resto dell’equipaggio che pur di tenere il mezzo a galla saresti disposto a berti l’acqua di un intero Oceano. Fortunatamente, riuscimmo a riparare la falla in modo più che dignitoso, per posizionare poi il timone d’emergenza che ci permise di concludere la tappa in trenta giorni esatti. L’aspetto curioso è che ora a bordo sono nuovamente con Hervè il quale fece con me tutta quella Whitbread, inoltre, cosa ancora più curiosa, con noi c'è anche uno di quei ragazzi che, imbarcato su La Poste, venne a prestarci assistenza e supporto: il mitico Jacques Caraes. Ora a bordo di Club Med è anche il tecnico che produce ed invia a terra tutte le immagini.
Dopo questa breve descrizione, passo alla cronaca odierna. Oggi pomeriggio siamo entrati all’interno del quarto sistema depressionario; aria sui 30 nodi in poppa perfetta, continua il lavoro impeccabile di Mike a bordo, del meteorologoRoger Badham a terra. Ci troviamo a circa 4.000 miglia da Wellingtown, a questa media significa non più di 8 giorni, quindi poco più di una settimana, in 34 giorni mezzo giro del mondo, niente male direi!!! Con Innovation Explorer le cose sono immutate, naviga più a sud all’interno di un’altra depressione. Per quanto riguarda Team Adventure, sarebbe già dovuto ripartire, ma la sfortuna vuole che su Cape Town, al momento, soffi un fortissimo vento proprio di prua che sconsiglia vivamente di mollare gli ormeggi.